Silvio Berlusconi ha fallito nel tentativo di dimostrare di essere degno di guidare l'Italia - oggi piuttosto che in passato.Se un cavillo tecnico non posticiperà le elezioni, gli italiani si recheranno alle urne i prossimi 13 e 14 aprile per eleggere il 62esimo governo dalla fine della seconda guerra mondiale. Le previsioni danno per vincente Silvio Berlusconi, proprio come nel 53esimo, 59esimo e 60esimo esecutivo. Restando ancorati a ciò che conoscono, gli italiani stanno paradossalmente sperando in un cambiamento? Il loro, dopotutto, è un paese in cui, per dirla come Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore della famosa opera siciliana
“Il Gattopardo”:
“Tutto deve cambiare in modo che tutto possa rimanere com'è”. Forse credono che riportando Berlusconi al potere questa massima possa essere capovolta e tutto possa rimanere com'è affinché poi comincino le riforme. Ma in questo caso è probabile che rimarranno delusi.
Nel suo ultimo incarico di governo, tra il 2001 e il 2006, il Signor Berlusconi ha apportato ben poche migliorie all'insostenibile sistema pensionistico italiano e ad un mercato del lavoro per nulla flessibile. Molte delle sue energie, d'altronde, le ha spese per favorire i suoi interessi, o quelli degli amici. Tra i suoi sforzi, alcuni sono stati indirizzati alla creazione di leggi (ad esempio quella sulla prescrizione dei reati) che gli sono servite ad evitare una condanna, altri ad attaccare i magistrati, altri ancora ad introdurre una legge elettorale disegnata in parte per farlo rimanere al potere. In quest'ultimo caso fallì nel suo intento, ma la nuova legge portò – come previsto – ad una situazione in cui il Parlamento si popolò di una pletora di partiti, nove dei quali (su trentanove totali) facenti parte del Governo di centro-sinistra, con una maggioranza sottile come una fetta di carpaccio. Ovviamente, questo Governo riuscì a portare a termine poche riforme. E altrettanto ovviamente finì prematuramente. Ecco il perché di queste nuove elezioni.
Forse Berlusconi, ora che si è sbarazzato della maggior parte dei suoi problemi con la legge, potrebbe cominciare a pensare più a essere ricordato nella storia come un grande riformista, e meno a cercare di evitare la galera. E' possibile. Ha 71 anni e potrebbe pensare che non ha niente da perdere ad attaccare l'immobilismo politico, causa del relativo declino dell'economia italiana. Ma quest'ipotesi sembra poco probabile. Non ha mai mostrato grande interesse verso le riforme. E' più verosimile che stia pensando di costruirsi una strada populista verso la presidenza.
In ogni caso, in queste elezioni, c'è in gioco qualcosa di più della possibilità di un vero cambiamento. Quest'anno, così come successo ogni qual volta Berlusconi è stato candidato, gli italiani sono chiamati a votare per qualcuno che è semplicemente inadatto a governare una moderna democrazia. Ciò è sembrato evidente già dal principio, nel 1994, quando venne eletto nonostante fosse a capo di un immenso impero imprenditoriale che comprendeva il monopolio virtuale della TV privata italiana. Berlusconi liquidò il tutto con un'alzata di spalle, e con lo stesso atteggiamento accolse le accuse di corruzione verso la sua principale azienda e l'imputazione del fratello Paolo, al quale aveva affidato alcuni dei suoi affari. Berlusconi dichiarò che i magistrati erano mossi da motivi politici.
Il suo governo cadde, per altre ragioni, ma dopo sei anni era già tornato. Le indagini giudiziarie nei suoi confronti si erano moltiplicate e i suoi conflitti d'interesse rimanevano irrisolti. L' Economist, che aveva chiesto le sue dimissioni nel 1994, lo dichiarò inadatto a guidare l'Italia. La sua risposta fu una denucia per diffamazione, tutt'ora in corso. Il nostro giudizio, in ogni caso, è stato ampiamente confermato. Non solo le imputazioni e i conflitti d'interesse persistono, ma anche gli attacchi ai magistrati. Questi vennero accompagnati da modifiche legislative fatte appositamente per assicurarsi che nessuna condanna potesse infangare il suo buon nome. Nel gennaio di quest'anno, ad esempio, è stato prosciolto dalle accuse di falso in bilancio risalenti agli anni '80 grazie a una legge ad hoc, promulgata dal suo governo nel 2002, che depenalizzò le attività di cui era accusato.
Due mesi fa la Corte Europea di Giustizia ha emesso un verdetto secondo cui l'Italia risulta colpevole di aver represso la concorrenza nel settore radiotelevisivo. La TV privata è ancora dominata dal Signor Berlusconi. E' sempre l'uomo più ricco d'Italia, ancora alle prese con i suoi conflitti d'interesse, sempre inadatto, anche se fosse un grande riformista, a governare l'Italia. Gli italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni, il suo avversario di centro-sinistra, piuttosto.
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